Russo Carmen · Mental coach specializzata nella gestione delle emozioni

Avevo studiato tuttoalla perfezione.Sapevo cosa fare.Eppure…

[Foto professionale di Carmen]

La mia storia

Ho sperimentato, compreso, approfondito. Ho smontato e rimontato le teorie, una per una. Ma la chiave è stata imparare a osservare: prima me stessa, poi gli altri, poi la prossemica, il modo in cui ci muoviamo nello spazio, e il modo in cui si muoveva il mondo intorno a me.

Così ho capito che la tecnica da sola non basta. Il mio coach non mi ha dato una cassetta degli attrezzi: mi ha consegnato un intero set di valigie. E il viaggio toccava a me, perché la responsabilità del mio percorso di crescita era mia.

La prima cosa che ho dovuto imparare non era una tecnica. Era spogliarmi del giudizio, e dell’aspettativa: su come dovrebbe andare una sessione, su dove dovrebbe arrivare l’altro. Per tre mesi ho osservato quante volte giudicavo nell’arco di una giornata: il caffè al bar, il servizio, i colleghi, le persone che amo. Con una naturalezza disarmante. Così ho imparato ad accorgermi del giudizio e dell’aspettativa nel momento in cui nascono, e a lasciarli andare, per fare spazio all’altro.

Da lì è iniziato tutto.

Senza dogmi, con responsabilità


Un solo coach, un segno indelebile: la “trasformazione”.

Nel mio percorso ho avuto un solo coach (grazie Mauro!), che ha lasciato un segno indelebile: la “trasformazione”. Ho camminato accanto a persone che stimo, che per un tratto hanno condiviso la mia strada di crescita, e con alcune di loro continuo a condividerla oggi.

Non giudico nessun percorso: non esiste giusto o sbagliato. Credo che ognuno di noi abbia bisogno di raccogliere ciò che è in linea con l’energia che sta vivendo in quel momento. Così, da ogni metodo prendo ciò che serve, senza farne una verità assoluta: mi avvalgo di più strumenti, a costo di smontarli e rimontarli.

Credo che chi accompagna gli altri abbia una responsabilità non indifferente. Per questo porto nelle sessioni solo ciò che ho attraversato e integrato su di me.

In cosa credo

Il lavoro è del cliente

Io offro gli strumenti. Il lavoro, e la responsabilità della crescita, sono di chi li riceve.

Distacco non è distanza

Sentire con l’altro senza perdersi nella sua storia è ciò che permette di restare lucidi.

L’aiuto deve essere chiesto

Vedo, colgo, ma non entro nella vita di nessuno senza essere chiamata.

Perché accompagno i coach

La formazione ti dà gli strumenti. Ma in sessione entra anche la persona che li usa: le sue emozioni, il suo vissuto, a volte la sua stanchezza. Accompagno i coach in ciò che nessun attestato insegna: la crescita della persona che conduce la sessione.


“Il personaggio si può portare ovunque.La crescita no: quella si fa.”

— Russo Carmen